Il forte aumento degli affitti nel patrimonio abitativo esistente nel 2025 non dovrebbe ripetersi nel 2026, ma l’attività edilizia rimane insufficiente
La fase di aumento dei tassi di interesse del 2023 ha nuovamente lasciato spazio a una tendenza al calo dei tassi.
Il tasso di riferimento, che riflette i costi di finanziamento esterno dei proprietari, è sceso all’1,25 % nel 2025. Per il 2026 sono attesi costi di finanziamento tendenzialmente in calo, ma probabilmente non sufficienti a ridurre il tasso di riferimento all’1 %. Poiché anche le aspettative di inflazione sono molto basse, pari allo 0,35 %, per il patrimonio esistente nel 2026 si prevede un andamento laterale degli affitti. Tuttavia, dato che i canoni per le nuove locazioni continueranno probabilmente ad aumentare a causa del divario tra i canoni di mercato e quelli del patrimonio esistente, ne risulta comunque una crescita moderata degli affitti sull’intero patrimonio. Diversa è la situazione per la proprietà abitativa, dove, con il calo dei tassi di interesse, diminuiscono anche i costi di utilizzo.
L’aumento previsto dei canoni di locazione per il 2026 è dovuto anche a una crescita molto contenuta del parco abitativo. Un raggio di speranza deriva dall’aumento delle concessioni edilizie dal 2024 e, in misura ancora maggiore, delle domande di costruzione, lasciando prevedere tassi di crescita più elevati a partire dal 2027. Per il 2026, tuttavia, non vi sono segnali di allentamento sul mercato abitativo. Anche a lungo termine, l’incremento del numero di abitazioni probabilmente non terrà il passo con la forte crescita del numero di nuclei familiari, se si considera l’attuale tendenza di densificazione nell’attività edilizia.